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IL VOTO È SEGRETO
(RAYE MAKHFI)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 10 ottobre 2001
 
di Babak Payami. con Nassim Abdi, Cyrus Abidi (Iran, 2001)
 
La finestra di Montecinemaverità, sorprendente e preziosa nella nostra realtà, spalancata sul mondo delle immagini, e quindi delle idee, e quindi della politica aperta all'esterno, all'altro ed al diverso della quale abbiamo cosi tanto bisogno in questi giorni ha azzeccato, una volta ancora, il versante giusto. Trainato dal solito intuito dell'ormai produttore Marco Muller, finanziato da Fabbrica di Benetton, dalla RTSI oltre che dalla Fondazione locale, dalla RAI e da Rotterdam, IL VOTO E' SEGRETO dell'iraniano Babak Payami si è visto assegnare il Leone d'Argento per la miglior regia alla recente Mostra di Venezia. E il pubblico, mi sembra di capire, sarà dalla parte dei giurati veneziani. Perché questa storia, surreale, accattivante, finemente intrisa di humour, leggera come una favola - ma non per questo pavidamente rifugiata nella metafora per evitare di dire la sua sulla tanto discussa situazione islamica - piacerà ed interesserà.

IL VOTO E' SEGRETO, come lo definisce l'autore stesso, è una commedia dell'assurdo, la rappresentazione satirica di un tema sociopolitico. Paracadutata dal cielo, un'urna elettorale viene trascinata per le contrade desertiche dell'entroterra iraniano da una responsabile di seggio sbarcata dalla città, e scortata da un soldato più che riluttante. Ma gli abitanti, scovati a fatica, sembrano ben lungi dall'entusiasmarsi per il voto: chi perché semplicemente non sa scrivere, chi perché non ritrova alcuna faccia conosciuta fra quelle dei candidati, chi perché cerca di imbrogliare sostituendo il proprio voto a quello delle donne, chi non è autorizzata perché il marito è assente, chi perché il mullah ha stabilito il contrario. E chi voterebbe anche: ma per la sola persona della quale, più o meno, si fida, Dio.

Quasi una serie di siparietti, un teatro della vita fuso nella drammaturgia eterna del paesaggio. Una situazione esteticamente stilizzata, nella tradizione del cinema iraniano: ma che si fa, quasi suo malgrado, realistica, ai margini del documento. Scandito da pochi ma gustosissimi dialoghi, da discrete, sapienti notazioni musicali, da uno sguardo sull'ambiente che sottolinea alla perfezione l'isolamento, la solitudine degli individui, il film di Payami si concentra allora sull'ostinazione, irriducibile anche se piena di grazia, della sua protagonista velata. E dell'attenzione (forse anche qualcosa di più ?), che questa determinazione finisce per risvegliare nel soldato che l'accompagna.

Il numero insolito di coproduttori internazionali ha alimentato a Venezia qualche sospetto, in epoca in cui si denuncia (giustamente) l'appiattimento dovuto ad una globalizzazione che si è fatta anche cinematografica; il film è perfetto, si è detto, ma rivolge ad una platea di convertiti la sua favola progressista. Come una petizione sottoscritta in anticipo dallo spettatore: all'interno della quale si vorrebbe scorgere una crepa, un imprevisto, un dubbio. A me è parso che IL VOTO SEGRETO sarà anche un po' frenato dai limiti dell'opera consensuale. Ma, d'altro canto, introduce all'interno degli schemi pluridecorati ed ormai un po' prevedibili del cinema iraniano le innovazioni che possono infondergli nuovi stimoli. Forse anche perché Payami è nato a Teheran, ma è cresciuto in seguito in Afghanistan ed è vissuto gli ultimi sette anni in Canadà, il suo è il risultato di una contaminazione. Ma di una contaminazione benvenuta, in quanto feconda. IL VOTO SEGRETO si costruisce sulle geometrie semplici e solide, la forza trascinante dell'aneddoto elementare, l'intimità con le necessità primarie dell'uomo strettamente legate al cinema iraniano che conosciamo. Ma non disdegna attingere all'energia, alla fantasia, al disincanto della drammaturgia occidentale. Ci parla di una realtà drammatica, di povertà, analfabetismo, oppressione ed oscurantismo. Ma senza abdicare ad altri riferimenti: primo fra tutti - sorpresa del paradosso - quella della commedia brillante. Sulle quali si costruisce il vero motore del film, il rapporto fra la donna evoluta che giunge da Teheran, ed il soldato apparentemente ottuso e reazionario, dimenticato da sempre e da tutti nella sua solitudine.

Parlarci di ayatollah alla maniera di Cary Grant e di Catherine Hepburn; secondo lo schema semiserio di coppia, del prima ti odio, e poi ti amo. IL VOTO SEGRETO è anche il brillante risultato di questa scommessa. E non è detto che, con i tempi che ci ritroviamo, essa non sia soltanto dilettevole, ma pure utile.


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