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CANNES 2017: QUASI SCOPERTE TUTTE LE CARTE: UN FESTIVAL RINGIOVANITO?
  Stampa questa scheda Data della recensione: 1 maggio 2017
 
(2017)
 

  

Non ne fa mistero Thierry Frémaux: quella di quest’anno è stata una selezione lunga e laboriosa. Ma non si tratta di mettere le mani in avanti. Conoscendolo, la confessione del navigato Delegato generale del Festival di Cannes non sottintende scelte deludenti. Il più importante degli incontri cinematografici mondiali può infatti compiere degli sbagli (è già successo); ma ha tutto ciò che desidera, purché disponibile a tempo entro le sue date (17 – 28 maggio 2017).

 

E un’occhiata al programma (perfettibile fino all’ultimo per i ritardatari; purché illustri…) basta a sciogliere molti dubbi. All’edizione 2017 mancano quasi del tutto gli abbonati al tappeto rosso, come li definiscono i malevoli: i Loach, Dardenne, Von Trier, Coen, Almodovar, Jarmusch, Moretti, ecc. Ma un’assenza di Grandi Vecchi (senza dimenticare che, come dice giustamente Frémaux, è proprio la presenza ripetuta dei vari Bergman, Fellini, Coppola, Tarkovski, Wenders, Altman, che ha fatto grande Cannes) dimostra quanto una nuova generazione d’autori si stia affermando. Intanto, i maestri non mancano. Come il Michael Haneke delle due grandi Palme d’Oro del 2009 e 2012, Il nastro bianco e Amour; ancora con la coppia Huppert –Trintignant per affrontare con Happy End il dramma epico attuale della migrazione. Poi, a sottolineare le modifiche in atto nel consumo delle immagini, David Lynch (16 anni dopo Mullholland Drive) e Jane Campion. Ambedue non con dei lungometraggi da Palma d’Oro; ma, fuori concorso, il proseguo delle loro due serie televisive straordinarie. I due episodi della nuova stagione attesa da anni di Twin Peaks; e la seconda stagione integrale del magnifico Top of the Lake della neozelandese.

 

Ma a stimolare le attese saranno le presenze di un numero impressionante di nuovi talenti, di mondi poetici da mettere ancora pienamente in luce. In questo senso, Cannes 2017 promette un’inedita e certamente salutare rinfrescata. Un primo esempio proviene da dove meno te lo aspetti, dagli americani. Dapprima per Todd Haynes, alla sua terza competizione con Wonderstruck , sempre con la deliziosa Julianne Moore, ma ancora da finalmente consacrare. Se il suo Lontano dal Paradiso del 2002 (l’omaggio postmoderno al maestro del melodramma Douglas Sirk, scomparso tra l’altro nel 1987 a Lugano nella nostra beata ignoranza) è infatti il film da portare con sé sull’isola deserta, i cinque episodi di Mildred Pierce hanno costituito la prima serie televisiva definibile capolavoro. Carol, poi, visto a Cannes un anno fa, eravamo in molti a volerlo Palma d’Oro. Più nota al grande pubblico Sofia Coppola, per il cognome e il suo fortunatissimo Lost in Translation: questoThe Beguiled annunciato glamour (Colin Farrel, Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Elle Fanning) potrebbe bissarne il successo. Sorprendente, e forse chiaroveggente la selezione di Good Time: i marginali fratelli Safdie, autori del circuito indipendente nuovaiorchese, rinsaviscono con un giallo interpretato da Robert Pattinson? E, infine, che dire di Nicole Kidman: clamoroso il suo andirivieni di quest’anno sul tappeto rosso. Direttrice di una scuola femminile nel film della Coppola, sempre in Concorso e ancora con Colin Farrell in The Killing of a Sacred Deer del greco Lanthimos. E una terza volta, ma fuori gara, in una commedia musicale firmata dal John Cameron Mitchell di Shortbus.

 

Cinefili intransigenti? Appare sofisticata la selezione dall’est europeo. Il russo Andrei Zvyaguintsev con l’allegoriapolitica Loveless; aveva esordito a Cannes nel 2003 con un indimenticabile Il ritorno. L’ucraino Sergei Loznitsa, autore del documentario Maidan sulla piazza di Kiev celebre per i moti contro il regime. Infine l’ungherese Mundruczo, eccentrico regista di Johanna, Delta e White God , che attende forse di recidivare in questo Jupiter’s Moon annunciato come film…fantastico sui rifugiati. Poi, due grandi coreani, Bong Joon-ho, con Tilda Swinton e Jake Gyllenhaal; e Hong Song-Soo che ormai gira tre film all’anno. E la giapponese Noemi Kawase, presente per la quinta volta, con Hikari. L’inglese Lynne Ramsay di Ratcatcher e della durissima riflessione sull’amore materno di E ora parliamo di Kevin. Manca l’Italia (Sergio Castellito è al Certain Regard) e pure il Sudamerica. Ma fra le Proiezioni Speciali c’è addirittura un Kiarostami, oltre che un Inarritu nel nuovo formato in VR, realtà virtuale.

 

Sui padroni di casa ritorneremo con il film di apertura, Les Fantomes d’Ismael, di Arnaud Desplechin. Ma basta l’elenco dei convocati nelle varie sezioni a testimoniare la forza del cinema d’autore francese: Ozon, Doillon, Hazanavicius, Amalric, Cantet, Depardon, Lanzmann, Varda. E alla Quinzaine, Garrel, Dumont, Claire Denis. Sarà pure sciovinismo, ma averne…

 

 

  

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