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THE DEEP BLUE SEA Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 13 ottobre 2014
 
di Terence Davies, con Rachel Weisz, Tom Hiddleton, Simon Russell Beale (Gran Bretagna, 2011) - Ottenibile in DVD/Blu-ray o tramite VOD/streaming ecc.
 

Cineasta fra i più assurdamente sottovalutati, Terence Davies adatta una piece poco conosciuta di Terence Rattigan del 1952; e ritrova tutta la sua arte impagabile, scettica o depressa, certamente misconosciuta del melodramma. L'ipocrisia borghese è da sempre uno dei temi prediletti del regista britannico, raffinato ma mai frigido, magistrale nell'uso espressivo ma sempre delicato e commosso nel rapporto con l'ambiente e i suoi attori. Nessuna meraviglia, quindi, se Rachel Weisz sia qui semplicemente meravigliosa. E' una lady, ma ormai con la minuscola, in quella Londra ancora mal ridotta fra le rovine dei postumi della Seconda Guerra. Nella quale è anche possibile risolversi come lei al suicidio: converrà però contare accuratamente il numero dei pennies a disposizione, per non arrischiare che il gas si esaurisca sul, si fa per dire, più bello. Lady Hester Collyer ha commesso uno di quei peccati di adulterio che cosi bene si prestavano a sollevare le indignazioni di una società che obbligherà Rattigan e Davies a disperarsi prima di fuggirla. Hester ha trent'anni, un marito magistrato, più che agiato e non proprio giovanissimo quando incontra un ex pilota della RAF dedito a un seducente farniente: basterà, per destinarla allo squallore di quella stanza della periferia londinese che conosciamo dall'inizio del film.

Già tradotta sullo schermo da Vivien Leigh in un film di Alexandre Korda, costantemente in bilico fra ragione e follia, fra perbenismo sociale e desiderio inedito, la protagonista illumina un film segnato (più che da riferimenti ai grandi del melodramma da Sirk a Fassbinder) dall'intimismo e dalla discrezione assoluta tipica dell'autore di Distant Voices, Still Lives. Tutto costruito sulle polarità della povera Hester, forte nella propria consapevolezza, fragile nei confronti della passione. E sulle contraddizioni del cineasta stesso: sdegnato nei confronti delle gelide imposizioni sociali, ma nostalgico di un'epoca che lo ha visto crescere, delle sue canzoni al pub, dei chiaroscuri morali che il film traduce in una sontuosa gamma di sfumature cromatiche, la fotografia e la luce in un crepuscolo onirico, il montaggio nei continui flashback della memoria.

Uno dei tanti ignorati gioielli di Terence Davies.


   Il film in Internet (Google)

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