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JOKER Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 10 ottobre 2019
 
di Todd Phillips, con Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy (Stati Uniti, 2019)
 

Leone d’oro a Venezia, Joker è un film straordinario. Frutto di un’osmosi solitamente improbabile: quella fra un abile regista premiato da un successo popolare travolgente (la trilogia demenziale e trash Very Bad Trip – Notte da leoni) ma dai precedenti non proprio memorabili. E un attore, Joaquim Phoenix, semplicemente portentoso. Un gemellaggio a rischio, ma non impossibile.

Abbiamo perso il conto delle mutazioni vissute dal mitico pipistrello-giustiziere Batman a partire dal celebre cartoon di Bob Kane del 1939. Poi rivisto, ormai trent’anni fa, dalle fiabe gotiche e autoironiche dei capolavori di Tim Burton. Prima degli Anni Novanta, sproloquiati dagli effetti speciali di Joel Schumacher in Batman Forever e Batman & Robin; e prima di approdare all’era Christopher Nolan.

Assieme a Batman mutava però anche il suo contraltare nero: dal Joker buffonesco di Jack Nicholson a quello psicopatico e perverso dello straordinario Heath Ledger. Tutto all’interno di qualcosa che si stava trasformando: in un magma spettacolare, enorme e ambizioso, sempre più dark e paranoico, caotico e politico.

Questo nuovo Joker è invece qualcosa di completamente inedito. Un prequel, più intristito che comico, più tragico che referenziale, soprattutto più aggressivo della celebre trilogia di Nolan che si è protratta dal 2005 di Batman Begins, a Il cavaliere oscuro (2008) e infine The Dark Knight Rises nel 2012. Ora, e quanto saggiamente a distanza siderale dal precedente conformismo benevolo dei Superman derivati dai comics, ecco il ritratto che s’impone a noi dallo schermo. E' quello, attraverso la serie sbalorditiva di mutazioni, di Arthur Fleck, il clown, il cabarettista fallimentare al quale non riesce di divertire; malgrado la risata isterica e incontrollabile che non lo abbandona. Fragile Arthur, eterno perdente di umilianti ingiustizie. Vittima, sempre meno sentimentale, di una deriva sempre più patologica. Al quale il destino, sotto il trucco e le vesti sgargianti, ha da tempo assegnato la maschera e la sofferenza, ma non ancora il ruolo del cattivo.

Arthur si farà Joker poiché non ha altra scelta. Così come quella folla che (reazionaria o progressista, perlomeno secondo la stampa americana) che finirà per assumerlo a modello. A propulsore, di una rivolta sempre più violenta, nei confronti di una prevaricazione non più psicopatica, ma ormai sociale. Nemmeno eroica: soprattutto confusa, come gli anni di  Gotham City che già riflettono quelli dell’era Trump. Suggerito qui dalla figura di Thomas Wayne, il padre miliardario del futuro Batman, aspirante sindaco di New York..

Il personaggio di Joaquim Phoenix, con le sue clamorose contraddizioni, rispecchia allora in modo indimenticabile uno stato confusionale che sempre più ci concerne. Mentre il ruolo di Todd Phillips non va ricondotto a quello di semplice illustratore scorsesiano: anche se Joker non solo esalta la presenza di Robert de Niro, ma riprende molte riflessioni di Taxi Driver, oltre che l’intreccio di The King of Comedy.

Qualcosa è certo dopo questo Joker così genialmente polivalente: la mitica accoppiata batmaniana, le icone pop che hanno accompagnato tante generazioni non avranno ormai più senso. Hollywood, se vorrà sopravvivere ai blockbuster, dovrà inventarsi nuovi percorsi.

 

 


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