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LA GUERRA DEL FUOCO
(LA GUERRE DU FEU)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 6 maggio 1982
 
di Jean-Jacques Annaud, con Everett McGill, Rae Dawn Chong, Ron Perlman (Francia, 1981)
 
"Uno dei grandi successi della stagione viene a premiare un regista francese ingiustamente ignorato finora; e autore di un'opera più che originale (La victoire en chantant, sguardo grottesco sul colonialismo, girato nel 1976).

Dire che La guerra del fuoco sia nata da un'iniziativa originale e coraggiosa è poco: ci voleva infatti l'insolenza dell'indubbio talento di Annaud per osare filmare senza cadere nel didattismo o nel ridicolo, la nascita dell'uomo. La guerra del fuoco è infatti la storia di una iniziazione, il viaggio di tre ominidi alla ricerca appunto del fuoco, ma soprattutto di una statura umana. Questo passaggio dalla dimensione animale a quella umana Annaud ha avuto un altro coraggio: quello di girarla in ambienti naturali (che sono, tra l'altro, di grandissimo effetto). E di scegliere un tono dissacrante. L'animale impara ad essere uomo, ad incontrare il sacro, a scoprire il linguaggio e l'amore. Ma, al tempo stesso, ma mano che l'azione prosegue, i personaggi di caricano di quei miti comportamentali (la gag dell'albero spogliato dai due uomini primitivi assediati dalla belva, la caratterizzazione del compagno di viaggio, frustrato dalla mancanza di una compagna) che hanno maturato l'evoluzione del cinema.

La guerra del fuoco è un film molto preciso. Annaud si è cautelato in ogni aspetto del film: la sceneggiatura scritta con Gerard Brach, che è il collaboratore degli ultimi Antonioni, Ferreri e Polansky. Non solo: per il "linguaggio" ha voluto Anthony Burges come consulente, e per la gestualità Desmond Morris. Paradossalmente (ma non poi così tanto, poiché la poesia non nasce ovviamente da una somma di addendi) la grande cura con la quale Annaud ha preparato il suo film finisce con il nuocere alla dimensione dello stesso. Annaud ha voluto dire tutto, mostrare l'impossibile. E da questo eccesso di realismo nascono i pregi del film (la sua attenzione per i personaggi, i gesti, le espressioni) ma anche i limiti. C'è più emozione, più sintesi cosmica in una sola sequenza di Kubrick (il celebre lancio della clava che si trasforma in astronave dell'inizio di Odlssea dello spazio) che in tutta la durata di La guerra del fuoco. Ma anche se Annaud non è Kubrick, non è forse il visionario che avrebbe dato qualche fremito in più a questa storia, il film rimane perfettamente godibile, e lascia ben sperare sul futuro della carriera del suo autore."


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