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IL MIO PICCOLO GENIO
(LITTLE MAN TATE)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 4 settembre 1992
 
di Jodie Foster, con Jodie Foster, Dianne Wiest, Adam Hann-Byrd, Harry Connick Jr (Stati Uniti, 1991)
"Gioie e dolori di un bambino prodigio: ecco un soggetto che qualcuno che si è vista trascinare sui set di Hollywood dall'età di tre anni (prima di diventare la protagonista di una carriera sensibilissima e carismatica, da TAXI DRIVER a IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI) deve aver imparato a memoria. Ma la meraviglia, ed il piacere dello spettatore di questo esaltante esordio registico non è solo quello di seguire un racconto (originale, documentato, divertente, poetico) che s'intuisce subito in presa diretta con la realtà dell'esperienza vissuta. È quello di scoprire, dietro alla grande attrice, quella che promette di essere una altrettanto grande regista.

Jodie Foster non segue infatti l'esempio dei suoi colleghi passati dall'altra parte della cinepresa: filmare loro stessi, imporre allo sguardo dell'obiettivo la medesima prospettiva del loro sguardo d'attore, imprimere a queste due traiettorie l'identico significato morale. Magari giusto, ma univoco. E quindi limitato.

Il grande merito in questa storia di un bimbo prodigio che racconta sé stesso (fin dalla propria nascita, descritta in voce -off) è di saper allargare la propria visione: alla propria madre che lo mette al mondo (Jodie Foster, la piccola cameriera che balla con lui il rock nell'appartamento dai toni dorati) ed a quella che lo introduce nel mondo (Dianne Wiest, l'universitaria scopritrice di talenti precoci). Personaggi compiuti, perfettamente inseriti in una struttura narrativa (ma anche straordinariamente umana, esattamente scientifica, commoventemente poetica) che fanno di LITTLE MAN TATE l'opera equilibrata e stimolante di una vera scrittrice di cinema che sa raccontarsi: ma passando dal privato, per farsi pubblica e quindi universale.

Non è sull'effetto estetico (fin troppo privilegiato dagli esordienti contemporanei) che gioca la Foster: ma sulla coerenza estetica, la logica onesta e diretta del racconto, l'equilibrio delle atmosfere (quel delizioso stemperare in un'ironia alla Woody Allen, quando le cose si fanno troppo melodrammatiche), la scelta degli ambienti, la direzione degli attori (a cominciare da sé stessa, introdotta nell'economia del film con una misura perfetta; al piccolo, straordinario Adam Hann-Byrd; all'insolita, mobilissima Dianne Wiest).

Cinema di una donna che racconta i propri problemi di donna attraverso quelli degli altri, quello di Jodie Foster ci dice che è rinata una stella."


   Il film in Internet (Google)

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