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HIVER NOMADE Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 11 marzo 2013
 
di Manuel von Stürler, con Pascal Eguisier e Carole Noblanc (Svizzera, 2012)
 
Opera prima di un musicista, nominata come Miglior Documentario Svizzero 2012 all'imminente cerimonia di Ginevra, HIVER NOMADE conferma la grande tradizione nazionale nel genere. Il film “documenta” infatti, con cura ammirevole ma in modo tutto suo, il fenomeno in via di scomparsa della transumanza: l'itinerario di 600 chilometri fra neve e pioggia di una coppia di pastori, tre asini, quattro cani e 800 montoni, attraverso una Svizzera Romanda sempre più rosicchiata dall'espansione urbana. Quatto mesi nel fondo di un inverno quasi tutto grigio, affinché gli animali possano approfittare degli ultimi resti di nutrimento che ancora affiorano dal suolo indurito dal gelo. L'eco assordante dell'assedio autostradale, la prossimità delle villette di una periferia che non a caso la maliziosa protagonista definisce Disneyland, la folcloristica simpatia di qualche passante con macchina fotografica; ma pure l'ostilità dei contadini che temono l'invasione dell'imponente infilata belante che si profila all'orizzonte. Al calare della notte, ai margini del bosco o nello sfondo delle luci di chi si sta addormentando nel conforto di un'abitazione, Pascal e Carole costruiscono un riparo con le pelli di montone scaricate dalla groppa degli asini, raccolgono un po' di legna per il fuoco, si riscaldano finalmente al bivacco. Per ripartire l'indomani alla guida della mandria, interminabile lingua sfuggente attraverso territori sempre diversi, incolonnata fra passaggi obbligati, gestita dalla sapiente collaborazione dei cani: fino a intuire all'orizzonte i sottosuoli che ancora conservano un po' di verde non contaminato dai fertilizzanti. Fino alla tappa ultima del mattatoio.

E' l'incontro tradizionale, in via di perdizione, fra l'uomo e la natura, e che il cinema svizzero ha spesso onorato negli splendidi documentari di Eric Langjahr (HIRTENREISE INS DRITTE JAHRTAUSEND (2002) e DAS ERBE DER BERGLER (2006), o nei capolavori montani di Fredi Murer, WIR BERGLER IN DEN BERGEN e HOHENFEUER. Ma i significati anche sociali e esistenziali di quel gregge che si assottiglia in seguito alle selezioni progressive del proprietario, Manuel von Stürler li annota con una serie di piani sereni, leggeri e quasi neutri, privi di accentuazioni drammatiche o pietistiche, sviolinate sul nomadismo romantico o trionfalismi lirici. A quel modo, lo spettatore è condotto a condividere ritmi e silenzi, l'intimità di uno spazio che si fa riflessione. Il “documento” non è più soltanto descrizione mentre si accosta a quei due protagonisti poco espansivi, opposti ma fusionali e, forse, amanti: il cinquantenne Pascal, allevato fin da piccolo nell'esperta tradizione errante dei pastori bergamaschi; e Carole, la bretone trentenne tentata dall'avventura, che nei pochi attimi di tregua ama però appartarsi con un libro.

Nella condivisione di una fatica perenne, nei silenzi fatti di pochi cenni d'intesa, nelle osservazioni brusche del maestro all'allieva che sconfinano nella pace di una comprensione reciproca, HIVER NOMADE scopre allora una dimensione dell'intimo che armoniosamente prolunga quella della natura.


   Il film in Internet (Google)

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